...Happy New Year...
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Date:giovedì, 21 febbraio 2008
Time:17:50

Silenzio. No è inconcepibile… In casa mia non regna mai il silenzio, c’è Jack che in genere fa casino per cinque, Mel e Pete passano il tempo a dirsi su di tutto, la radio o la tv sono sempre accesi… Insomma in casa mia non può regnare il silenzio. È inaudito. Chi mai potrebbe vivere nel silenzio?
Esco nel corridoio e chiamo Jack, non c’è.
Accendo lo stereo che abbiamo in salone, dovrebbe essere collegato a non so cosa, che fa non so cosa, ma tutto molto figo, stile cinema! E se lo dicono Mel e Pete sono al sicuro…
Mi manca non aver portato qua la mia chitarra, ora che ci penso, credo di averla dimenticata da qualche parte, forse allo studio, o a lavoro, magari è sepolta tra i mille vestiti in macchina.
Parte “What’s Up” una canzone che dovrebbe avere più anni di me. La stessa canzone che io e mio padre cantavamo sempre, quando lui dipingeva e io pasticciavo con i carboncini.
E io canto seguendo la musica e quella voce molto particolare, non credo che mi riesca uguale, poco importa. E pensare che dovrebbero essere tutti intenti a prepararsi per questa sera. C’è il famoso cenone di Capodanno, e quest’anno non lo passerò a casa. Credo che sia il primo anno che mi capiti una cosa del genere. Sto piangendo lacrime amare… Proprio si, l’unica cosa che mi dispiace è lasciare mio padre in balia di quell’arpia di mia madre. Ma se l’è spostata, affari suoi, lo stato Americano ha provveduto dove Dio non ha voluto proferir verbo: il divorzio.
“Jane!” Pete mi compare magicamente davanti, gli sorrido. “Jane!”
“Che c’è?” chiedo con un filo di voce.
“Abbassa questa cacchio di musica!” mi ordina mostrandosi arrabbiato.
“Ma alza te il tono della voce!” rispondo scuotendo la testa.
“Dove è Mel?” chiede mentre Jack la sua scimmietta mi salta in collo.
“Mi hai preso per una cartina stradale?” io dico, ma la gente è strana forte!
“No ma magari l’avevi vista…” ribatte lui alzando il tono della voce per farsi sentire.
“Non ho visto nessuno, tanto meno so dov’è. Credo che sia su da Amber…!”
“No, ci sono stato adesso con Mandy abbiamo portato su un po’ di roba da bere!” borbotta scansandomi.
“Perché hai abbassato?” ringhio infastidita. La musica va  ascoltata no? E per ascoltarla bisogna sparare le casse al massimo, no? Ecco…
“Perché non siamo sordi in questa casa!” sibila lui allibito.
“Oh sei insopportabile!” mi butto a sedere sul divano.
“Dovrebbe arrivare Johnny tra poco, io vado a farmi una doccia, se arriva aprigli…”
“Per chi mi hai preso?” chiedo fissandolo con la coda dell’occhio.
“Per una che l’ultima volta lo ha lasciato fuori della porta venti minuti!” risponde scuotendo la testa.
“Eh, tu mi avevi detto di dirgli che doveva aspettare che facevi la doccia, mica di aprirgli scusa!” rido divertita, dandogli una pacca sul sedere prima di dirigermi in cucina, e con una sequela d’insulti sento Pete chiudersi in bagno. Mi verso un bicchiere di coccola, e faccio solo a tempo di richiudere il frigo che qualcuno suona alla porta.
“Chi è?” urlo avvicinandomi all’ingresso.
“Oh, signore, sei ancora te psicopatica?” riconosco al volo la voce di Johnny l’amico di Pete.
“Presente!” sorrido aprendogli la porta.
“Huh…” mi guarda stupito. “Mi hai aperto…”
“Beh, si… In genere funziona cosa, uno suona e l’altro apre…” dico richiudendo la porta alle spalle del ragazzo.
“E allora perché l’altra volta mi hai fatto rimanere fuori venti minuti?” chiede caustico squadrandomi quasi severamente.
“Perché Pete mi aveva semplicemente detto di dirti che dovevi aspettare, che lui faceva la doccia!” rispondo facendo le spallucce e me ne torno seduta sul divano.
“Logico non fa un piega!” borbotta lui seguendomi.
Mi siedo posando i piedi sul tavolino davanti al divano, scivolo sul cuscino fino a trovare una posizione più o meno comoda, e allungo una mano verso il bracciolo alla mia destra, prendo il pacchetto di sigarette che è vicino al telecomando; ne sfilo una e me la porto alla bocca.
“Tieni” Johnny mi precede porgendomi l’accendino, subito dopo che mi sono resa conto di non avere il mio.
“Grazie!” dico tenendo la sigaretta tra i denti e passando il telecomando al biondo accanto a me.  “Non morde!” aggiungo notando che osserva prima me e poi il telecomando in continuo.
“Ah per fortuna che me l’hai detto! Avrei rischiato di morire di paura!” dice lui caustico.
“Già se non ci fossi io a questo mondo, tutti voi sareste persi!” celio guardandolo con la coda dell’occhio.
Passa sicuramente qualche minuto di silenzio, Johnny non è mai stato una di quelle persone che potresti definire: amabile conversatore o chiacchierone, anzi. Potrebbe starsene li in silenzio, come una quaglia impagliata per ore. A differenza di Samuel, altro taciturno dal muso lungo, che almeno per educazione prova a scambiare due parole con il mondo esterno.
“Dammi il telecomando!” Dico afferrandolo, lui non oppone nemmeno resistenza, anzi quasi non si muove neppure. Io accendo la tv e metto la prima cosa decente che trovo in giro ovvero Rock Music.
“Posso una domanda?” non ci credo, la quaglia impagliata ha parlato! Miracolo…
“No” dico divertita spegnendo la sigaretta sul posacenere che è tra me e Johnny.
“Ok” annuisce lui tornando nel suo silenzio.
“Parla… Dai, credevo che fossi dotato di senso dell’ironia!”
“Io ce l’ho il senso dell’ironia, sei te che fai battute che non fanno ridere…”

“Eccomi!” Pete interrompe il nostro fantastico dibattito silenzioso, perché ovviamente Mister Ironia non ha aggiunto una parola che fosse una, dalla sua ultima frase.
“Ciao Pete!” dice Johnny alzando la mano senza neanche girarsi.
“Hey” risponde lui venendo sul divano tra me e Johnny.
“Ma ti vesti cosi, per andare al cenone?” chiedo osservando l’amico mio, che si gira verso di me non sapendo bene come rispondere.
“Tu stai troppo a contatto con Mel, sai?” borbotta ignorando platealmente la mia domanda. “Cosa c’è che non va, nel modo in cui mi sono vestito?” chiede poi leggermente stizzito.
“Ma stai benissimo, di al tuo ego di non scalpitare, che sei un fico comunque…” lo tranquillizzo per prima cosa. “Solo che preferivo gli altri jeans, quelli blu scuro a questi neri…” sospiro leggermente affranta.
“E perché mai?” domanda leggermente stupito.
“Perché evidenziano il bel sedere che ti ritrovi!” dico tranquillamente rigirando su Rock Tv, dato che negli altri canali musicali non c’era niente d’interessante.
Sento pete fissarmi, infatti mi giro e lo trovo a guardarmi leggermente incredulo.
“Che c’è?” domando, buttando uno sguardo su Johnny che se la sta ridendo da sotto i baffi.
“Ma hai sentito quello che hai detto?” chiede Pete rimanendo a scrutarmi come se fossi appena scesa da un’astronave aliena e avessi sei paia di braccia.
“Certo che ho sentito, ho detto che ti ritrovi un bel sedere, e dovresti risaltarlo!”
Ma la gente è strana, cioè, che avrò mai detto di cosi allucinante? Ha un bel sedere? Si. E che lo valorizzasse!
“A… Allora, alla prossima pacca ti denuncio per molestie sessuali!” borbotta lui contrariato.
“Ma se tu adoro che le ragazze muoiano ai tuoi piedi!” constato sinceramente, e ora Johnny proprio è scoppiato a ridere, senza neanche più trattenersi.
“E te che ridi, idiota!” gli dice Pete facendogli la linguaccia. Poi torna a fissare me. “Si, certo io amo quando le donne cascano ai miei piedi, anche perché sono un figo da paura, ma non la mia migliore amica!”

*

Un trono. Davanti a me c’è un trono. Uno di quelli che sembrano quasi regali, non che esistano troni non regali… Ma a casa McDowell, più precisamente nel salone di casa McDowell c’è posizionato un trono.
Forse ho capito di chi è! Di quel tizio piccoletto con una corona, Frank mi pare che si chiami. C’era lui e la decapitazione sicuro… Mi guardo in giro e non vedo niente, anzi nessuno e mi siedo sul trono.
Lo immaginavo più comodo. Anzi decisamente più comodo, mi sistemo con qualche difficoltà. Ora capisco perché i regnanti non sono più cosi tanto popolari e numerosi: sono tutti morti di scomodità sopra i loro troni. Appoggio la testa sullo schienale imbottito, e rimpiango di essere nata con delle ossa, invece che stile mollusco invertebrato. Sospiro, non posso muovermi se i muovo mi faccio male. Credo che passerò il resto della mia vita su questo coso, a meno che qualcuno non mi prenda in braccio.
Ma ecco che sento due occhi fissarmi, alzo lo sguardo e vedo il tizio con la corona davanti a me. Ha gli occhioni sgranati, credo che non si aspettava di trovarci qualcuno sul suo scomodo trono. Però non si dovrebbe neanche lamentare, infondo è da stolti lasciare in giro i troni!
Non si che re ha conosciuto questo tizio qui, ma io non ho conosciuto nessun Re che si portava in giro il proprio trono! Apre la bocca un paio di volte, e lentamente il suo colorito sbiadisce da rosa pallino a bianco latte.
“Colpo di statoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo! GOLPEEEEEEEEEEEEEEEEE!” urla davanti a me, attirando l’attenzione di quelli che ci stavano intorno. Tutti scuotono la testa e tornano a parlare con il proprio interlocutore, mentre il tizio con la corona in testa continua a fissarmi allibito.
E se solo riuscissi a muovermi, potrei anche alzarmi e andare via, ma questa dannata cosa è una trappola mortale.
Abbassa lo sguardo e il volto, per poi rialzare gli occhi e fissarmi come se lo avessi appena bastonato.
“Ma… Ma… Questa è eresia…” mi dice basito.
Ok credo che sia troppo anche per una come me. Lentamente, senza fare mosse brusche, perché non vorrei fratturarmi qualche osso.
“Ti lascio il tuo trono!” dico facendo l’inchino, non so neanche io il perché di questo gesto. Infondo sono al cospetto di un trono e del suo occupante. No?
“Chi sei tu?” chiede subito dopo il mio inchino, pare che abbia ritrovato il sorriso.
“E tu chi sei?” rispondo con una domanda.
“Mi pare ovvio no?” scrolla la testa e noto la sua corona oscillare senza però cadere.
“Si, un tizio con una corona, e mi parso di capire che hai anche decapitato qualcuno” dico senza prestare molta attenzione alle mie parole, Ian mi è appena passato vicino.
“Mi stai ascoltando?” chiede il Re dal Trono scomodo sventolandomi le mani davanti al volto.
“Si certo! Comunque Frank, posso dirti una cosa?” chiedo sorridente. Lui annuisce. “Il tuo trono è scomodo!” e dandogli una pacca sulla spalla, con la coda dell’occhio mi è sembrato di vedere due lacrimosi stile manga rigare il volto del ragazzo: ma sicuramente me lo sono immaginato.

*

“Papà?” chiedo un po’ preoccupata, dico non appena Pete mi passa il suo cellulare.
“Piccola!” esclama quasi felice.
“Tutto bene?” chiedo allarmata, so che è capodanno ma li ho chiamati prima di venire qui…
“Si si, volevo solo farti gli auguri in pace” mi dice dolcemente.
E mi si stringe il cuore: il primo capodanno lontani. Io sto bene, infondo qui ho degli amici fantastici, e gli amici degli amici sono strani e la quanto spassosi.
“Grazie papà!” dico sorridente, uscendo definitivamente sulla terrazza.
“Mi raccomando divertiti!”
“Sarà fatto!” annuisco convinta, anche se so benissimo che mio padre non può vedermi.
“Ancora auguri!” e richiude senza nemmeno salutare. Credo che questa cosa sia insita anche nel mio DNA. Ok, io non ho un cellulare, infatti o chiamano a casa o a quello di pete, io gli ho detto a mia madre di comprarsi un piccione viaggiatore, ma quella megera non mi ha dato retta.
Non amo essere rintracciata ovunque, no non credo nei complotti Americani di controllo supremo, solo che la gente ha vissuto secoli senza la schiavitù di un coso che suona ininterrottamente, e posso ancora cavarmela senza. Tanto ormai chiunque ne ha uno, in caso basterebbe chiedere al primo che passa se mi fa fare una telefonata.
“Dove eri sparita?” mi chiede Melanie prendendomi a braccetto.
“A telefonare…” dico diverta dal suo atteggiamento. Pur di sfuggire a Pete farebbe qualsiasi cosa,e un po’ la capisco quello zuccone non l’ha lasciata in pace un secondo che sia uno.
“Tu che lo conosci…” inizia a dire avvicinandosi ai divani.
“Non c’è rimedio Mel…” dico scoppiando a ridere, mandando in frantumi ogni speranza di questa povera ragazza. “A meno che…” aggiungo pensierosa, infondo forse ha una via d’uscita!
“Cosa?” chiede tornando a brillare di luce propria con un sorriso a trentadue denti.
“Tu non gli dia quello che vuole, cioè, non che vuole in generale ma sta sera…” sospiro sistemandomi i capelli.
“Insomma, devo ballare con lui?” si morde il labbro inferiore leggermente corrucciata.
“Si, ma non è cosi male dai..” e mi giro a guardare Pete mentre ride e scherza con Amanda.
“Ma lo dici te” ribatte portandosi le braccia al petto.
“Però se ci balli, e magari lo provochi, potrebbe smettere di assillarti e lasciarti il resto della serata libera!” faccio le spallucce prendendo un fazzoletto di carta impilato sopra il tavolino.
“Potrebbe funzionare” annuisce pensierosa.
“E io direi di sbrigarti a scegliere…” dico indicandolo con il volto. “Sta venendo qua!” e le faccio una linguaccia.


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Preparativi per Halloween
Preparativi per Halloween

Date:sabato, 17 novembre 2007
Time:10:45

- Sally! – Esclamo estenuata da questa discussione che si sta protraendo da più di venti minuti. No dico io, sono oltre milleduecento secondi che stiamo avendo questo alterco di opinioni.
- Jane! Non mi pare il caso, in che lingua te lo dive dire? – Sbuffa spazientita posando con un gesto secco dei libri sopra il bancone della caffetteria.
- Ma oggi non è Halloween? – Chiedo inarcando il sopracciglio. – La gente si dovrebbe spaventare! E quale modo migliore… - Poso poco delicatamente l’ultima tazzina pulita, in cima alla macchina da caffè.
- Si ma liberare due topi per spaventare la gente, non mi sembra una cosa razionale! – Ribatte lei prontamente.
- Ah! Come vuoi! – Sbuffo inviperita, andando al piano di sopra a prendere gli scatoloni per cominciare a decorare la caffetteria. Per fortuna ho preparato altri scherzi, infondo questa notte deve essere speciale. E l’anno scorso è stata un successo immenso questa festa. Quest’anno non deve essere da meno, assolutamente.
- Pete mi servi! – Dico raggiungendolo alle spalle, e lui sobbalza, non mi ha sentito arrivare, teneva sicuramente il volume dell’I-Pod al massimo come sempre.
- Agli ordini capo – Annuisce togliendosi gli auricolari, e posandoli dietro al bancone.
- Smettila di chiamarmi capo! – Sbuffo divertita.
- Come desideri capo! – Annuisce ridendo.
- Vedi quello scatolone imballato? – Dico indicandogliene uno proprio alla fine delle scale. – Ci sono delle ghirlande Arancioni e Nere, vanno lungo i corrimani delle scale, intrecciate. Mi raccomando Pete. Non ti uccidere – Aggiungo seria, prima di sentirlo sbuffare e borbottare un qualcosa molto simile a: ‘Stai tranquilla cosa vuoi che sia’.

- Pronto? – Rispondo al cellulare che sta vibrando da cinque minuti buoni.
- Jane? – Chiede mia madre nervosa.
- No, la befana – Rispondo seccata. Ultimamente non va proprio bene.
- Devi passare a prendere il vestito di tua sorella quando stacchi – Chiede tranquillamente, come se non fosse una richiesta assurda.
- Va bene – Richiudo il telefono, e lo spengo. Dannati aggeggi.

- Jane! – Sento Pete chiamarmi leggermente allarmato. Mi giro e lo vedo praticamente appeso alla ringhiera della scalinata.
- Pete! – Esclamo esterrefatta. Non riesco a non ridere. Io lo sapevo che si andava a cacciare in qualche guaio.
- Megera! Invece che ridere, portami qui lo scalandrino! – Soffia cercando di non scivolare ulteriormente.
- Mi spieghi cosa ti è saltato in testa? – Chiedo cercando di rimanere seria.
- Hai detto che dovevo fare il lavoro per bene? E io l’ho fatto per bene! – Sbuffa risentito, appoggiando il piede al sicuro. – Ho intrecciato alla perfezione i due cordoni! – Esclama soddisfatto, cominciando a scendere.
- Ho quasi paura a chiederti di addobbare anche gli scaffali di sopra – Dico grattandomi la testa.
- Ma smettila! – Ribatte offeso – Ci penso io! – Sale le scale a passo di carica, e tempo trenta secondi sento un frastuono provenire dal piano di sopra.
- Sto bene! Non è successo niente! – Sento Pete urlare, non appena salgo i primi gradini.
- Tutto è sotto controllo! – Aggiunge ridacchiando.
Quel ragazzo ha un angelo custode davvero amorevole: ha rischiato più volete lui la vita, che un suicida di professione. Mi guardo intorno e osservo la gente camminare velocemente fuori lungo la via principale. I primi bambini cominciano a uscire in maschera. Quanto amavo da piccola questa festa, dove sogno e realtà si fondevano, facendomi vivere le storie più belle.
Un anno sono stata lo Spirito di Salem. La strega più famosa e antica del mondo.
L’anno successivo ho capito cosa voleva dire essere un folletto dispettoso Irlandese.
Poi mi sono persa nella Transilvania diventando la consorte del Conte Dracula.
Ho anche provato l’ebrezza di avere una doppia personalità.
E quest’anno andrò alla ricerca del Bianconiglio, evitando la regina di cuori.
- Mi scusi posso avere un caffè? – La voce di un signore mi desta dai miei pensieri.
- Certo, subito! – Dico scusandomi per la mia disattenzione. Devo smetterla di perdermi nella mia testa. Se continuo così un giorno o l’altro potrei perdermi, e non ritrovare più l’uscita.

- Ragazzi vado un attimo a ‘Divertilandia’, prendo il costume di mia sorella e torno. – Dico a Sally e Pete che stanno discutendo su non so che cosa. Credo che neanche mi abbiano sentito, va beh amen. Esco dalla caffetteria e mi dirigo nel retro dove ho parcheggiato la mia amata Betsy. Una Jeep fantastica, ha quattro anni, l’ho presa usata ma è come nuova.
Arrivo al negozio, pago il noleggio e corro diretta a casa, è quasi dall’altra parte della città. Minimo mezz’ora di macchina, e con la fortuna che mi ritrovo beccherò anche tutti i semafori rossi.
Come prevedevo ci ho messo quaranta minuti ad arrivare, parcheggio davanti casa, e osservo la nostra palazzina. Una quadrifamiliare atipica in quest’epoca di grattacieli e palazzi enormi.
Il cancelletto d’ingresso cigola da sempre, il pratino non è più curato da quando il Signor Smith non c’è più. E io comincio ad essere stanca un po’ di tutto.
Della mia famiglia, dell’apprensione di mia madre, di come sia antica lei e tutto il resto. Mio padre lavora dodici ore al giorno, per permetterci una vita più che dignitosa, è contabile in una piccola azienda informatica. Mia madre è la classica casalinga frustrata, credo che mi odi. Sono stata la sua rovina. Credo almeno, non l’ha mai detto apertamente, ma continua a dirmi di quanto ha desiderato avere Timoty e Miranda. Io sono la stella di papà, che con i suoi grandi occhi e i capelli sempre spettinati mi adora, e credo che questo contribuisca ad ampliare il divario tra me e il resto della mia famiglia.
Mary-Kath Millander è stata la Reginetta della scuola. E anche la miglior Cheerleader del decennio. Figurarsi. Anno 1985. Bellissima ragazza promettente attrice. Possedeva tutte le caratteristiche per poter sfondare, e raggiungere il sogno americano. Ha studiato presso la New York Accademy. A soli diciannove anni ha sposato mio padre. Il 31 dicembre del 1987. Dopo tre anni sono arrivata io. Rovinando tutto. La carriera mai nata di mia madre, che è stata costretta ad abbandonare gli studi a un solo anno dalla fine. Mio padre Joseph non era il re della scuola, anzi. Credo che sia passato inosservato, artista eclettico si è diplomato con il minimo indispensabile per raggiungere l’accesso ai concorsi pubblici. Tutt’ora mi chiedo cosa li abbia legati insieme. Lui più grande di due anni ha incontrato mia madre una sera al Bowling. Colpo di fulmine. Lui graziato dal cielo, per potersi fidanzare con una delle ragazze più belle in circolazione, lei affascinata dall’eclettismo dell’artista.
Oh mio padre era un grandissimo artista. Dipingeva sogni, non semplici quadri, plasmava intere storie con la creta, e metteva in musica vere e proprie leggende.
Ma l’arte non rende cosi bene da poter mantenere una moglie con uno stile di vita agiato, e cosi ha deposto i suoi strumenti nel laboratorio che teniamo vicino alla Caffetteria. E cosi abbandonato l’abito del bello e maledetto, del genio al limite della follia, ha studiato con i corsi serali per diventare contabile. E tutti sono apparentemente felici.
Nel 1993 è nato Timoty mio fratello un quattordicenne con il dono di esasperare chiunque.
Nel 2000 è stato il turno della piccola Miranda. Che è tutta sua madre. Lunghi capelli biondi, profondi occhi azzurri e un sorriso angelico. Già con la vita impostata: reginetta di bellezza e cheerleader.
Tutte cose che la sottoscritta non è riuscita a dare. Perché io ho i capelli e gli occhi color carbone, perché se mi date il bastone da cheerleader, riesco diventare più pericolosa di un’arma batteriologica. Perché essere ammirata non m’interessa. Io sono come mio padre.
Per mia madre sono il fantasma dell’uomo che le ha fatto perdere la testa. Ma che ora non esiste più. Chissà perché.
Ma non m’interessa. Io ho la mia musica, ho i miei dipinti, ho mio padre. E finché ci sarà lui credo che potrei brillare all’infinito. Percorro il vialetto di casa, ed apro il portone, salgo al primo piano, e con un sospiro apro la porta di casa.
- Sono a casa – Dico ad alta voce.
- Finalmente Jane! – La voce seccata e isterica di mia madre mi accoglie sempre, con molto calore. – Ma ti rendi conto di che ore sono? Miranda doveva essere a scuola dieci minuti fa! – Mi strappa praticamente il vestito dalle mani, e corre nella stanza della piccola.
- Prego Mary-Kath! – Dico alzando gli occhi al cielo.
- Hey! Tu non dovevi essere alla festa in libreria? – Chiede mio fratello cercando qualcosa da mangiare in frigo.
- Si mostriciattolo ora ci torno infatti – Dico passando in camera. Sento le urla di Miranda. Il vestito non le piace, ed è il terzo che ha cambiato in una settimana. Mia madre la sta rimproverando. Dicendole che con questo vestito potrà vincere la sfilata in costume. Sorrido rassegnata.
Grazie papà che mi hai fatto diventare come sono. Grazie.
- Torno tardi! Ciao – Dico a nessuno uscendo di casa.
Nonostante tutto amo i miei fratelli, nonostante a volte vorrei decapitarli. Ma ho bisogno di uno spazio mio, dove poter starmene senza urla, senza discorsi assurdi o sguardi accusatori.
Devo riuscire a trovarmi un appartamento mio, anche se questa decisione mi spezzerà in due. Lasciare mio padre, sarà una delle cose più dolorose che esistano.

Sono di nuovo in macchina, e di nuovo con questo senso di oppressione che mi preme lo stomaco.
Credo d’impazzire se continuo a stare in quella casa. Tiro un sospiro di sollievo quando parcheggio la Jeep al suo posto. Mi sento molto meglio in caffetteria.
Guardo l’orario sono le sei, si sta facendo buio, per fortuna ho già posizionato tutti gli indizi per la caccia al tesoro. L’anno scorso avevamo organizzato un quiz a premi, quest’anno mi andava di cambiare.
- Ma dove eri? – Mi chiede Pete lanciandomi uno straccio.
- Sono andata a portare a Miranda il suo abito – Dico mettendomi lo straccio in spalla. – E ho preso un catalogo degli affitti all’agenzia qua dietro – Aggiungo posandolo sul bancone.
- Cambiate casa? – Chiede Pete sedendosi dall’altra parte sullo sgabello.
- Io – Specifico senza alzare lo sguardo.
- Anche io – Dice sorridendo.
- Anche tu cosa? – Chiedo ora incuriosita.
- Sto cercando un nuovo appartamento! – Sospira, osservando Jack giocare con il cesto di caramelle.
- Ah si? Che ne dici se lo cerchiamo insieme? In due sarà più facile dividerci le spese – Propongo senza molto entusiasmo, mi conosco, se comincio a fantasticare dopo non mi ferma più nessuno.
- Direi che è perfetto! – Esclama felice Pete.
- Allora la settimana prossima possiamo vederci per poter cercare qualcosa ok? – Dico non appena Sally mi chiama in magazzino.
- Ok, dovrò stare attento a chi mi riporti a casa! Tu e i tuoi mille uomini! – Mi urla dietro ridendo, io scuoto la testa e raggiungo Sally.
- Jane ha chiamato tua madre – Mi dice guardando il telefono. – Dice che hai il cellulare staccato –
- Che voleva? – Chiedo sorridente.
- Solo un favore a ha rinunciato era tardi, altrimenti perdevano la competizione – Fa le spallucce.
- Grazie Sally, se richiama dille che sono impegnata a lavorare.. – Dico sospirando.
- Ancora problemi? – Chiede tranquilla. Ormai la conosco da un po’ e conosce in minima parte la situazione.
- No tranquilla le solite follie alla Millander – Le sorrido rassicurandola.
- Senti hai consigli per la caccia al tesoro? – Mi chiede sorniona sorridendo.
- Manco morta avrai una soffiata! – Le tiro lo straccio che mi ha tirato prima Pete, ed esco dalla stanza ridendo. Osservo la caffetteria, è decorata veramente bene e Pete è ancora vivo. I miracoli di Halloween. Amo questa festa.


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* Description *

Questo non è altro che un blog con la funzione di "raccoglitore" di tutti i post di Jane Holsen, un personaggio inventato da Juditta e che agisce nel Gioco Di Blog Ordinary World. Ogni fatto ed avvenimento è di fantasia ed ogni riferimento a fatti o avvenimenti realmente accaduti è casuale. L'aspetto di Jane è quello di Zooey Deschantel, ma a parte l'aspetto il personaggio non ha alcuna attinenza con l'attrice.

*Jane Is*

Nome:Jane
Cognome: Holsen
Data di Nascita: 13 dicembre 1988
Luogo di Nascita: New York
Descrizione: È decisamente un tipo fuori dagli schemi, e non solo dagli schemi convenzionali ma da ogni tipo di schema che sia possibile immaginare. Ha frequentato le scuole superiori presso l’istituto d’arte Saint James di New York, ha infatti sempre avuto una enorme passione per l’arte in generale, pittura, scultura e ogni genere artistico compreso il cinema e la musica, Jane infatti sa suonare batteria e chitarra. Frequenta il secondo anno di università. si è iscritta  alla facoltà delle Belle Arti, e per pagarsi parte degli studi lavora al Lincoln’s Books and Coffee come commessa. E arrotonda le entrate dipingendo ritratti o quadri su commissione. Non ha mai avuto ragazzi, e ne ci tiene particolarmente ad averne uno. Pete, suo migliore amico ha capito che presentargli qualcuno è pressoché inutile, Jane riuscirebbe a cacciare via anche l'Arcangelo Gabriele in persona, per quanto riesce a diventare insopportabile e meschina. Spesso ha abbandonato gli appuntamenti senza un motivo o una spiegazione, si è semplicemente alzata ed è tornata a casa. Possiede una teca in camera con sette fucili, ereditata da un suo zio che aveva la passione per le armi. Personalizza tutto quello che è in suo possesso, spesso si disegna gli abiti, e predilige i colori: nero, viola e azzurro. Non ha paura di dire quello che pensa, e spesso la sua sincerità e la schiettezza lasciano basite parecchie persone.

[Piantina Appartamento]

* More & More *

Ama: L'arte. Van Gogh. I Musei. Leggere. La musica. I film. La neve..
Odia: Gli ignoranti. Le Persone superficiali. Le pregiudizi.
Colore Preferito: Viola
Sport: Cricket
Serie Tv: Ghost Wishper
Numero Fortunato: 13
Portafortuna: Un piccolo cornetto in oro bianco, che tiene sempre in una catenina al collo.
Sogno nel Cassetto: Avere una mostra d'Arte dedicata interamente alle sue opere.

* Possiede *

Macchina: Jeep Wrangler[Foto]
Cellulare: (Futuro molto futuro)
Nokia 7370 [Sheda]

Jane's Family

E' stata la Reginetta della scuola. E anche la miglior Cheerleader del decennio. Figurarsi. Anno 1985. Bellissima ragazza promettente attrice. Possedeva tutte le caratteristiche per poter sfondare, e raggiungere il sogno americano. Ha studiato presso la New York Accademy. A soli diciannove anni ha sposato il marito: Jospeh. La sua carriera non è mai decollata, perchè dopo tre anni dal matrimonio, è nata Jane, un incidente di percorso la definisce MaryKaith. Non ha un buon legame con la primogenita, anzi, però adora il figlio maschio e l'altra figlia.


Non era il re della scuola, anzi. E' passato sempre inosservato, artista eclettico si è diplomato con il minimo indispensabile per raggiungere l’accesso ai concorsi pubblici. Ha continuato a dipingere e creare statue di creta, fino a quando non ha dovuto riporre i propri strumenti, per permettere alla sua famiglia di avere uno stile di vita decoroso e abbastanza agiato. Ora è contabile in una piccola azienda informatica. Joseph adora Jane, crede in lei, e quando la figlia ha deciso di cambiare casa s'è sentito perso, ma non impedirebbe mai e poi mai a sua figlia di vivere la propria vita.


Timoty ha 14 anni, un incredibile vitalità e una fantastica capacità di mettersi nei guai. Studia nella scuola Statale dell'Est Side, e vuole diventare un poliziotto criminologo. Solare, e sempre con la battuta pronta, Timoty è il classico ragazzo che riesce a far saltare i nervi alla sorella maggiore; con la quale non ha un bellissimo rapporto, la sente troppo distante dalla sua vita e dal resto del mondo. Lui pensa che abbia qualche rotella fuori posto, perchè passa il suo tempo libero a leggere o disegnare.


La figlia prediletta dalla madre. Un'amabile bambina di sette anni, che ne dimostra almeno il triplo. Cresciuta vincendo concorsi di bellezza e sfilate di moda, Miranda è il sogno realizzato di MeryKaith. Viziata all'inverosimile, è intelligente, cresciuta un po' troppo in fretta per avere soli sette anni. Miranda nasconde un segreto: lei vorrebbe essere come la sorella, ed è a lei che cerca d'sipirarsi il più possibile, ma i voleri della madre la obbligano a fare l'opposto

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Appartamento 12B
- Johnathan Lewis
Appartamento 12C
- Keira Bailey
- Jake Bailey
- Chris Marshall
Appartamento 12D
- Antea Calliope McDowell
- Mike JonathanMcDowell
- Alexander Christian McDowell
- Amber McCartey
La compagnia
- In Good Company

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